News da Salerno

lunedì 29 novembre 2010

PERITO: SGOMBERATE 60 FAMIGLIE A CAUSA DI UNA FRANA

Ordinanza di sgombero per 60 famiglie a Ostigliano, frazione del comune di Perito. All'origine del provvedimento, un movimento franoso che coinvolge la collina soprastante il centro storico di Ostigliano, in tutto una ottantina di abitazioni. Molte famiglie hanno già abbandonato le abitazioni. ''Siamo stati abbandonati - denuncia il sindaco di Perito, Edmondo Lava - Ho comunicato ieri alle autorità competenti di Regione e Provincia la decisione di sgombero, ma ancora nessuno ha risposto''. ''Sono almeno cinque le frane che minacciano Perito - aggiunge - Il centro storico di Ostigliano potrebbe essere spazzato via''.  Redazione TVOGGI Salerno

giovedì 25 novembre 2010

LAURITO

Cenni Storici
La prima notizia di Laurito si ritrova in un documento del 947. Nel 1352 il paese è sotto il dominio dei Sanseverino. Nel 1381, a seguito di dispute sorte, a proposito del possesso del suffeudo di Laurito, tra i Sanseverino e i Monforte, Bartolomeo Arcamone, il giureconsulto di Carlo III d'Aragona riconobbe i diritti di possesso della famiglia Monforte. Nel 1404 Re Ladislao separò il villaggio di Laurito da Cuccaro, cui era unito liberando le famiglie del villaggio dal versare a Cuccaro le prescritte sovvenzioni, collette, ecc. I Monforte detennero il possesso del feudo, estesosi ai centri minori vicini, fino all'abolizione del feudalesimo.
Distanze chilometriche
da Salerno 112 km, da Napoli 163 km, da Roma 373 km
Come si raggiunge
In auto
Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e proseguendo per la variante S.S. 18 (uscita di Futani).
In autobus
Collegamenti giornalieri per Salerno, Napoli Sapri e per Vallo della Lucania con autobus di autolinee private sulla linea Sapri-Napoli.
In treno:
La stazione FS piú vicina é quella di Vallo della Lucania sulla linea Napoli-Reggio Calabria. (http://www.trenitalia.it/)
In aereo:
Napoli Capodichino (www.gesac.it)
Cosa visitare
Il palazzo baronale Speranza all'esterno presenta un ricco portale in pietra. Caratteristico il chiostro centrale con pozzo.
Festa Patronale  12 maggio
Eventi e manifestazioni Sagra popolare (agosto)
Sindaco: Filippo CARRO

martedì 23 novembre 2010

Terremoto 1980: tremila morti e una terra ancora oggi straziata

Tremila morti, novemila feriti, 300 mila senza tetto. E' la cifra della catastrofe del terremoto dell'Irpinia, trent'anni fa. Il 23 novembre del 1980, un devastante terremoto colpì la Basilicata e la Campania, in particolare l'Irpinia: mentre si moltiplicano polemiche per emergenze più o meno recenti, oggi quella terra ricorda quei momenti e l'apporto di tanti volontari, che ieri come oggi hanno aiutato una popolazione e un territorio a sopravvivere. In una nota della Caritas che ricorda quel disastro si legge che «il pensiero va ai tanti, troppi disastri che hanno ferito l'Italia: dalle recenti alluvioni in Veneto, Toscana, Campania, Calabria alle frane nel Messinese, al terremoto in Abruzzo, solo per citare le più eclatanti». Quel tragico 23 novembre del 1980, un terremoto sconvolse una vasta area tra Campania e Basilicata. L'area più colpita è nel cuore dell'Irpinia, in provincia di Avellino, ma danni gravi si registrano anche nelle province di Potenza, Napoli, Salerno. A trenta anni di distanza sono ancora aperte le crepe di quel minuto e 20 secondi che ha seminato morte e distruzione, ma che ha anche generato una straordinaria solidarietà. Dietro ai numeri spaventosi - circa 3.000 morti, 9.000 feriti, 300.000 senza tetto - altrettante storie interrotte. Vite devastate, lacerate, cambiate per sempre. I comuni danneggiati furono 280, i paesi rasi al suolo 36. Due le diocesi principalmente coinvolte (Avellino e Potenza), 29 quelle interessate. L`area colpita misura 27mila chilometri quadrati, tre volte quella del sisma in Friuli nel 1976. Trent'anni dopo il «catastrofico terremoto del 23 novembre 1980» - che, in 90 secondi terribili, sconvolse e cambiò la vita di vaste aree dell'Irpinia e della Basilicata (in quest'ultima regione la ricostruzione è all'85 per cento e servono 600 milioni di euro per completarla) - è sempre più necessario «sviluppare la cultura della previsione e della prevenzione». È uno dei punti cardinali del messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - ricordando la «profonda emozione» causata dal sisma - ha diffuso per l'anniversario del terremoto, mentre a Potenza ieri era in corso l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università della Basilicata, «figlia» della legge 281 del 1981 sulla ricostruzione della aree danneggiate. Il «filo» della previsione e della prevenzione si è annodato subito alle parole pronunciate da Franco Gabrielli, capo del Dipartimento della protezione civile e da Giuseppe Zamberletti, presidente della Commissione Grandi Rischi. Trent'anni dopo, anche loro due sono tornati in Basilicata: Gabrielli arrivò a Muro Lucano (Potenza) - uno dei centri più colpiti dal sisma - con un gruppo di studenti pisani (e vi tornò in occasione della Pasqua dell'anno successivo), per aiutare i lucani a rialzarsi. Zamberletti fu incaricato di coordinare i soccorsi alle popolazione terremotate ed è considerato il «padre» della protezione civile italiana. Proprio Zamberletti ricorda che l'istituzione dell'Università in Basilicata non va vista «come risarcimento a queste terre bensì come volano per lo sviluppo e per il domani dei giovani». L'ex commissario usa un paragone militare per spiegare le 48 ore di ritardo degli aiuti, che all'epoca scatenarono forti polemiche: «Le grandi forze di soccorso erano al Centro-Nord, e io mi trovavo a comandare truppe in una guerra già iniziata, e senza alcun piano di battaglia, essendo stato nominato 24 ore dopo le terribili scosse». Quello, secondo Zamberletti, è l'esatto momento in cui è stata concepita la moderna Protezione Civile: «Tutti capirono che ciò che avevamo chiesto dopo il terremoto in Friuli era giusto, anche se non ce lo avevano concesso». Per i geologi quella tragedia è stata «un'occasione sprecata per pianificare un reale recupero ed una valorizzazione dei tessuti insediativi storici». Francesco Peduto, presidente dell'ordine dei geologi della Campania, accusa: «Quali e quanti comuni si sono salvati dalle brutture della ricostruzione? Dobbiamo ricordare che alcuni portali in pietra di San Gregorio Magno sono stati rinvenuti addirittura negli Stati Uniti? Romagnano al Monte, nel salernitano, la Pompei del 2000, è stata completamente abbandonata per scelte politiche e non tecniche: il paese è stato ricostruito a qualche chilometro di distanza. Il centro nuovo sembra un quartiere periferico e desolato di una grande città. Il bellissimo borgo antico, sinora preservato perché nessuno ci aveva messo le mani, sta per essere trasformato a fini turistico - culturali, mentre gli abitanti di Romagnano hanno perso la loro storia, la loro cultura e non torneranno più».
tratto da la stampa.it

sabato 20 novembre 2010

La dieta Mediterranea, nata nel Cilento, è patrimonio Unesco

La dieta Mediterranea è entrata nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’Unesco. Un importante riconoscimento per uno stile alimentare che, oltre a soddisfare il palato, continua a essere studiato per i benefici che apporta alla salute.
Pochi sanno che il termine «dieta mediterranea» è nato a Pioppi, una frazione del comune cilentano di Pollica, il paese del sindaco Angelo Vassallo assassinato lo scorso settembre. Qui sì stabilitì e visse per moltissimi anni il più famoso nutrizionista del secolo scorso, il dottor Ancel Keys, scomparso a cento anni nel 2004.
Un importante riconoscimento per uno stile alimentare che, oltre a soddisfare il palato, continua a essere studiato per i benefici che apporta alla salute. Il menù tipico delle popolazioni che si affacciano sul 'mare Nostrum' si è rivelato, infatti, uno scudo contro una serie di malattie croniche e tipiche della vecchiaia, come dimostrato da una meta-analisi dell'Università di Firenze, condotta analizzando 12 studi internazionali su circa 1 milione e mezzo di persone le cui abitudini alimentari e condizioni di salute sono stati tenuti sotto controllo per periodi variabili dai tre ai 18 anni. Il lavoro, pubblicato sul 'British Medical Journal', ha evidenziato come una regolare adesione, ai dettami della dieta mediterranea, ricca di olio d'oliva, carboidrati, frutta, verdura e pesce, e bassi quantitativi di carne rossa e con un moderato consumo di vino rosso ai pasti, faccia calare del 9% la mortalità generale, del 9% quella legata a cause cardiovascolari, del 13% l'incidenza di Parkinson e Alzheimer e del 6% i tumori.



martedì 16 novembre 2010

EMERGENZA IDRICA NEL SALERNITANO, REGNA IL PESSIMISMO

(AGI) - Napoli, 16 nov. - Per ridare l'acqua ai comuni del salernitano serviti dall'acquedotto del basso Sele, 'sbriciolatosi' per tre chilometri dopo tre giorni di maltempo la scorsa settimana, si lavoro in parallelo a due interventi distinti, il provvisorio e il definitivo. E' quanto emerge da una riunione tecnica per predisporre i progetti per il ripristino dell'impianto tenutasi nell'assessorato regionale campano ai Lavori pubblici. "Abbiamo varato sul piano tecnico - spiega l'assessore Edoardo Cosenza - i dettagli delle due soluzioni progettuali individuate. La prima, quella relativa al ripristino della rete idrica, prevede un attraversamento in sub alveo con una condotta di diametro di 1 metro. Questa soluzione richiede, complessivamente, condotte di circa 200 metri di lunghezza, ma il grande ostacolo e' che si deve lavorare nel fiume, contro la forza del Sele e con i mezzi che devono scendere sulle sponde senza strade adeguate. La seconda soluzione e' un by pass da creare tutto dallo stesso lato del fiume. Questo progetto non ha bisogno di lavori all'interno del fiume e rappresenta una soluzione definitiva al problema, ma ha anche lo svantaggio della necessita' di dover montare circa 4 km di condotta. Per provare a ridare l'acqua ai cittadini entro Natale si lavorera' contemporaneamente su entrambe le soluzioni, su piu' turni e su piu' cantieri, ma la sfida rimane difficilissima per le avverse condizioni meteorologiche e contestuali". I due progetti verranno presentati a tutti gli enti interessati dai lavori durante una riunione dal prefetto di Salerno, Sabatino Marchione, domani mattina alle 10.30.
  "Purtroppo la situazione rimane estremamente difficile. I danni che ha subito l'acquedotto sono enormi, come ho potuto verificare personalmente ieri durante il sopralluogo in cantiere. Si sta gia' predisponendo, con grande difficolta', una pista per permettere ai mezzi di trasportare almeno su una delle due sponde le nuove tubazioni, ma il maltempo ostacola le operazioni. Nel frattempo, si lavora nell'alveo con pale meccaniche. La Regione Campania va avanti senza sosta, con il pieno sostegno del presidente Caldoro, a prescindere dalla tempistica con cui il Governo adottera' le sue decisioni", conclude Cosenza. (AGI)

domenica 14 novembre 2010

Alluvioni: se i veneti figli di un dio minore, di chi siamo figli noi salernitani senza acqua potabile fino a Natale?

Se i veneti alluvionati sono stati, come lamentano, figli di un dio minore, di chi sono figli i cinquecentomila salernitani che, causa pioggia intensa, non avranno l’acqua potabile almeno fino a Natale? Fino a Natale se va bene, mezzo milione di persone con secchi e bottiglie a far la fila davanti alle autobotti. Un mese e mezzo a vivere come ai tempi della guerra, con la Guardia di Finanza chiamata a vigilare che l’acqua non venga accaparrata e venduta a mercato nero. I veneti hanno detto e gridato di essersi sentiti abbandonati e trascurati, qualche leghista locale ha perfino invitato i veneti a non pagare il canone Rai perché poco e tardi la Rai aveva trasmesso sull’alluvione. Vero, nei primi giorni giornali e telegiornali avevano guardato distratti. Il governatore del Veneto, Zaia, aveva quasi proclamato lo sciopero fiscale, insomma basta pagare le tasse se Roma non mandava i soldi. Il presidente del Consiglio gli aveva dato ragione in via di principio ma aveva detto che non ci sarebbe stato bisogno di sciopero fiscale. E infatti, sia pure con qualche giorno di ritardo, 300 milioni di pubblici euro sono stati stanziati. Ma il Veneto è ancora tutto un lamento e forse trecento milioni non bastano.
Trecento milioni per aiutare quelli cui l’acqua del fiume Bacchiglione ha tolto le aziende e i macchinari, ma il Veneto dice servirà almeno un miliardo. Se questa è la cifra che serve al Veneto, il 30 per cento l’hanno ottenuto. Per il mezzo milione di campani, la parte orientale di Salerno e altri 14 Comuni, la stima dei danni materiali è di cinquecento milioni. Più l’incalcolabile fatica di vivere per un mese e mezzo almeno senza acqua nei rubinetti di casa, delle botteghe e delle aziende. Ma il mezzo milione di campani, guarda caso la stessa cifra di cittadini coinvolti dalla loro alluvione, finora non ha visto nè un Bossi nè un Berlusconi e neanche un Napolitano accorrere sul luogo. E non vede i grandi servizi, sia pure tardivi, di giornali e telegiornali. E non ha visto finora il governo stanziare neanche un euro. Hanno avuto quei cinquecentomila campani la promessa che gli daranno l’acqua…a Natale. Si è rotto il loro acquedotto, stiano calmi e pazienti. Se i veneti sono figli di un dio minore, loro sono figli di nessuno… o peggio. Da “Blitzquotidiano”

sabato 13 novembre 2010

Emergenza idrica nel salernitano

I politici di destra e di sinistra, il Ministro salernitano, i Deputati ed i Senatori, il Presidente della Provincia, i Sindaci, gli Assessori, i Consiglieri Regionali, Provinciali e Comunali sono tutti impegnati a chiedere interventi rapidi e concreti per una soluzione della crisi idrica? Si parla di burocrazia, di gare d'appalto, di conferenze di servizi, ma nelle emergenze non si è sempre agito in deroga? Perché si sottovaluta una emergenza così grave e così estesa? Sono interessati al problema circa 500.000 persone, 14 Comuni, un'economia già precaria rischia il crollo, tanti anziani, malati, disabili, sono in grandi difficoltà. A tutta la classe dirigente di questo già martoriato territorio, ai politici, ai giornalisti, ai magistrati, ai vescovi chiediamo di fare il proprio dovere e di agire nell'ambito delle proprie competenze per una concreta e rapida soluzione della crisi idrica. Le popolazioni salernitane non possono attendere 45 o 90 giorni per tornare alla normalità.