Dalla cosiddetta unità d'Italia a oggi si calcola che più di trenta milioni di meridionali siano stati costretti a emigrare Oltreoceano (USA, America latina, Australia); e, dopo la seconda guerra mondiale, al Nord d'Italia e negli altri Paesi dell'Europa centrale e anche settentrionale.
Il Cilento, che comprende la maggior parte della provincia salernitana, un'area vasta più o meno quanto la Valle d'Aosta, ha offerto il suo doloroso contributo, spopolando le campagne dei paesini del Cilento, dove restavano vecchi, vedove bianche e bambini, che fin dalla prima adolescenza sognavano di raggiungere i genitori o altri parenti, come la protagonista del romanzo della Mazzucca, Vita, partita da sola, nove anni, con uno dei tanti fumosi piroscafi del porto di Napoli. Anche da Agropoli, un mio compagno delle medie, a soli tredici anni, s'imbarcò, nei primi anni Cinquanta, da solo per raggiungere il padre nel Venezuela. Scoperto per caso dal comandante della nave, fu affidato a una donna sconosciuta, che, impietosita, si prese la responsabilità di accompagnarlo a destinazione.
Negli anni Cinquanta-sessanta i giovani cilentani emigrarono soprattutto nei paesi europei, dove venivano ospitati in fredde e squallide baracche di legno, dormitori improvvisati, dove ogni sera affogavano il dolore nell'alcol della birra, la tipica bevanda dei paesi anglosassoni.
Il mio amico Giuseppe Liuccio ha scritto struggenti poesie in cilentano ispirate al dolore degli emigrati, tra cui spicca quella dal titolo emblematico "Lacreme e birra".
Difficile calcolare il numero esatto dei nostri migranti, perché non pochi furono clandestini, come i cosiddetti extracomunitari odierni, che fuggono dalla fame e dalla violenza dei loro Paesi africani o asiatici.
Altri farà, se possibile, questo calcolo. A me interessa sottolineare qui la sofferenza dei migranti, alcuni dei quali non sono più tornati, e quella dei familiari, accresciuta dai due conflitti mondiali che hanno fatto centinaia e centinaia di migliaia di vittime soprattutto del Sud. Che ha pagato il contributo più grande nel corso di questa mancata unità, che può definirsi tuttora duale se non del tutto fasulla.
Il Cilento, che comprende la maggior parte della provincia salernitana, un'area vasta più o meno quanto la Valle d'Aosta, ha offerto il suo doloroso contributo, spopolando le campagne dei paesini del Cilento, dove restavano vecchi, vedove bianche e bambini, che fin dalla prima adolescenza sognavano di raggiungere i genitori o altri parenti, come la protagonista del romanzo della Mazzucca, Vita, partita da sola, nove anni, con uno dei tanti fumosi piroscafi del porto di Napoli. Anche da Agropoli, un mio compagno delle medie, a soli tredici anni, s'imbarcò, nei primi anni Cinquanta, da solo per raggiungere il padre nel Venezuela. Scoperto per caso dal comandante della nave, fu affidato a una donna sconosciuta, che, impietosita, si prese la responsabilità di accompagnarlo a destinazione.
Negli anni Cinquanta-sessanta i giovani cilentani emigrarono soprattutto nei paesi europei, dove venivano ospitati in fredde e squallide baracche di legno, dormitori improvvisati, dove ogni sera affogavano il dolore nell'alcol della birra, la tipica bevanda dei paesi anglosassoni.
Il mio amico Giuseppe Liuccio ha scritto struggenti poesie in cilentano ispirate al dolore degli emigrati, tra cui spicca quella dal titolo emblematico "Lacreme e birra".
Difficile calcolare il numero esatto dei nostri migranti, perché non pochi furono clandestini, come i cosiddetti extracomunitari odierni, che fuggono dalla fame e dalla violenza dei loro Paesi africani o asiatici.
Altri farà, se possibile, questo calcolo. A me interessa sottolineare qui la sofferenza dei migranti, alcuni dei quali non sono più tornati, e quella dei familiari, accresciuta dai due conflitti mondiali che hanno fatto centinaia e centinaia di migliaia di vittime soprattutto del Sud. Che ha pagato il contributo più grande nel corso di questa mancata unità, che può definirsi tuttora duale se non del tutto fasulla.
( * ) Professore Emerito nei licei
CIAAO A TUTTI
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