News da Salerno

mercoledì 6 ottobre 2010

Santa Maria di Castellabate

Castellabate

Cenni Storici:
Nell'anno 1120, Costabile Genticore, nativo di Tresino, su ordine dell'Abate di Cava, iniziava la costruzione di un castrum sul colle prospiciente il mare di S. Maria. Il popolo chiamò la fortezza "Castello dell'Abate", ed il nome è rimasto lo stesso fino ad oggi, da cui il nome del centro abitato. Il territorio sottoposto all'Abate rappresentò un'autentica autarchia, in quanto tutto ciò che si produceva era sotto il controllo dei monaci. Il territorio passò poi sotto il dominio degli Svevi, degli Aragonesi e, infine, degli Angioini, che nel 1343 la "laicizzarono", lasciando agli abati solo la dimora. Venne poi la buia epoca delle incursioni saracene, delle epidemie, con il conseguente impoverimento. Nell'Ottocento l'economia si risollevò, con la ripresa dei traffici commerciali e della pesca.
Distanze chilometriche:
da Salerno 68 km, da Napoli 120 km , da Roma 330 km
Come si raggiunge:
In auto
A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita Battipaglia, proseguire per le SS.18 e SS.267
In autobus
Autolinee pubbliche collegano il paese con Salerno e Napoli
In treno:
Stazione ferroviaria di Agropoli sulla linea Napoli-Reggio Calabria (www.trenitalia.it)
In aereo:
Aeroporto di Napoli Capodichino (www.gesac.it)
Cosa visitare:
Il borgo medioevale, viuzze strette, piccoli orti e case comunicanti. La Basilica Romanica che risale alla prima metà del sec. XII. Il "Palazzo Iaquinto" e l' Antiquarium comunale (resti sottomarini). La "Villa del Principe di Belmonte" e la "Villa Matarazzo" sede di numerosi eventi culturali. Il Palazzo Perrotti costruito intorno alla Torre normanno-aragonese.
Festa Patronale: San Costabile
Eventi e manifestazioni:
Luglio ed agosto: Fiera del libro (Castellabate);
Giugno - settembre - Mostra artigianato locale (Castellabate);
Luglio ed agosto: Spettacoli teatrali (Castellabate);
Settembre: Premio culturale "Leucosia" (Loc. S. Maria);
Luglio ed agosto: Concerti e spettacoli (La Torretta loc. S. Marco);
Natale - Presepe vivente (Castellabate)
Sindaco Costabile MAURANO

domenica 3 ottobre 2010

L'emigrazione cilentana di Germano Bonora*

Dalla cosiddetta unità d'Italia a oggi si calcola che più di trenta milioni di meridionali siano stati costretti a emigrare Oltreoceano (USA, America latina, Australia); e, dopo la seconda guerra mondiale, al Nord d'Italia e negli altri Paesi dell'Europa centrale e anche settentrionale.
Il Cilento, che comprende la maggior parte della provincia salernitana, un'area vasta più o meno quanto la Valle d'Aosta, ha offerto il suo doloroso contributo, spopolando le campagne dei paesini del Cilento, dove restavano vecchi, vedove bianche e bambini, che fin dalla prima adolescenza sognavano di raggiungere i genitori o altri parenti, come la protagonista del romanzo della Mazzucca, Vita, partita da sola, nove anni, con uno dei tanti fumosi piroscafi del porto di Napoli. Anche da Agropoli, un mio compagno delle medie, a soli tredici anni, s'imbarcò, nei primi anni Cinquanta, da solo per raggiungere il padre nel Venezuela. Scoperto per caso dal comandante della nave, fu affidato a una donna sconosciuta, che, impietosita, si prese la responsabilità di accompagnarlo a destinazione.
Negli anni Cinquanta-sessanta i giovani cilentani emigrarono soprattutto nei paesi europei, dove venivano ospitati in fredde e squallide baracche di legno, dormitori improvvisati, dove ogni sera affogavano il dolore nell'alcol della birra, la tipica bevanda dei paesi anglosassoni.
Il mio amico Giuseppe Liuccio ha scritto struggenti poesie in cilentano ispirate al dolore degli emigrati, tra cui spicca quella dal titolo emblematico "Lacreme e birra".
Difficile calcolare il numero esatto dei nostri migranti, perché non pochi furono clandestini, come i cosiddetti extracomunitari odierni, che fuggono dalla fame e dalla violenza dei loro Paesi africani o asiatici.
Altri farà, se possibile, questo calcolo. A me interessa sottolineare qui la sofferenza dei migranti, alcuni dei quali non sono più tornati, e quella dei familiari, accresciuta dai due conflitti mondiali che hanno fatto centinaia e centinaia di migliaia di vittime soprattutto del Sud. Che ha pagato il contributo più grande nel corso di questa mancata unità, che può definirsi tuttora duale se non del tutto fasulla.
( * ) Professore Emerito nei licei

mercoledì 29 settembre 2010

Amalfi

Amalfi


Cenni Storici
La tradizione narra che Ercole, amasse una ninfa di nome Amalfi, ma il suo amore ebbe breve vita: ella si spense ed Ercole volle darle sepoltura nel posto più bello del mondo e per immortalarla ne diede il nome alla città che aveva costruito. Per la storia invece fu fondata dopo la morte di Costantino; essa trae le sue origini da famiglie romane che, imbarcate per Costantinopoli, furono travolte dalla tempesta nel golfo di Policastro, vi avrebbero fondato una «Melphes» l'attuale Melfi, poi trasferitisi più a nord, avrebbero preso dimora nel luogo dell'attuale Amalfi, fondandola col nome di «A-Melphes». Nel VI secolo diviene sede vescovile. Fu retta a Repubblica, verso l'850 con due «prefetti» annuali, poi da «giudici », ed infine da «duchi dogi». Le esigenze di difesa e del commercio marittimo, spinsero spesso Amalfi ad allearsi con i saraceni e Ludovico II, contro i bizantini, che volevano ripristinare la sovranità dell'impero d'Oriente. Per tutto il X secolo e l'inizio dell'XI, gli amalfitani ebbero un'espansione commerciale ed una solida prosperità economica. La ricchezza di Amalfi fu tale che Guglielmo Appulo scrisse che nessuna città era più ricca d'oro, di argento e di stoffe di ogni sorta e che vi si incontravano arabi, siculi, africani e persino indiani. Si spiega così la ricchezza delle sue consuetudini marittime, famosa la «Tabula Amalphitana», il codice marittimo più accreditato dell'epoca. Esso regolamentava i rapporti fra padrone di nave e marinai e fra marinai e mercanti. La stessa leggenda di Flavio Gioia, vissuto probabilmente agli inizi del XIV secolo, conferma ad Amalfi il vanto d'aver per prima perfezionato la bussola e fornito materiale delle prime carte nautiche medievali. Dominatrice del mercato delle spezie, dei profumi, della seta e dei tappeti preziosi, nel X secolo coniò il soldo d'oro, il tarì d'oro e d'argento, che erano in circolazione nell'impero greco, in Africa e nei principati longobardi. Queste monete erano simili a quelle musulmane ciò a dimostrazione del fatto che i rapporti commerciali erano molto sviluppati con gli arabi. Lo sviluppo di Amalfi era dovuto in gran parte alla indipendenza di cui godeva; ma la limitatezza del territorio e la debolezza militare rendeva insicura questa indipendenza. Nel 1039 Guaimario V, principe di Salerno, s'impadronì del ducato di Amalfi e stabilì il dominio salernitano sulla città. Pressati dai salernitani, gli amalfitani governati da Sergio IV si rivolsero a Roberto il Guiscardo nel 1073. Salerno capitolò ma gli amalfitani dovettero lasciar occupare la loro città dai Normanni, riavendo la pace a costo della libertà. Nel 1343 una spaventoso maremoto, descritto dal Petrarca, investì la costiera; gran parte dell'abitato andò distrutto (con esso probabilmente anche il palazzo Ducale»), furono sommerse le fortificazioni, i cantieri navali, i magazzini e le attrezzature marittime. Cinque anni dopo, la famosa peste del 1348, descritta dal Boccaccio, completò l'opera di distruzione fra gli uomini. Amalfi e le altre cittadine della costa ritornarono all’economia tradizionale della pesca, dell'artigianato locale e dell'agricoltura. Soltanto sul finire dell'Ottocento l'affermarsi del fenomeno turistico ridiede incremento ad una città che costituisce l'epicentro economico di tutta la costiera che da Amalfi prende il nome.
Distanze chilometriche
da Salerno Km 21, da Napoli Km. 45, da Roma Km. 243
Come si raggiunge
In auto:
da Napoli autostrada Napoli-Salerno uscita Angri (via Valico di Chiunzi) oppure uscita Vietri sul Mare oppure uscita Castellamare di Stabia (via Agerola);
da sud autostrada Salerno-Reggio Calabria uscita Salerno, da Salerno si raggiunge mediante la SS 163
In treno:
Stazione di Salerno km. 21
In autobus:
da Salerno partono ogni ora circa (dalle 6 alle 22.30) gli autobus diretti ad Amalfi, che fermano in tutti i centri abitati ( soc. SITA)
In aereo:
Aeroporto Capodichino di Napoli (km.42) ( www.gesac.it )
In barca:
Porto di Amalfi: il porto è protetto da due moli foranei che ne delimitano l'accesso; all'interno vi sono alcuni pontili per l'attracco. Nel periodo estivo l'ancoraggio, a causa dell'affollamento, può anche essere effettuato su banchine mobili o su gavitelli in porto, dati in concessione a privati.
Cosa visitare
Gli Arsenali della Repubblica, sulla destra dell'ingresso degli Arsenali si apre Porta della Marina, uno degli accessi medioevali alla città. Vicino alla porta c'è la Chiesa di Santa Maria a Piazza o di Porto Salvo, una piccola chiesa barocca. La strada si allarga subito nella Piazza Duomo con al centro la statua di Sant'Andrea, su cui si affacciano piccoli negozi. In posizione decentrata è il Duomo che domina dall'alta scalinata. Lungo la fiancata sinistra del Duomo, si innalza il campanile, quadrato, in stile romanico. Sulla strada principale l'architettura amalfitana si rivela in tutta il suo fascino: la strada è costeggiata sulla sinistra dal Supportico Rua, un cunicolo imbiancato dalla volta a botte che si apre in scalinate e vicoletti che conducono all'interno del paese. Nel tratto finale, la strada si apre in Piazza dello Spirito Santo, su cui si affaccia Palazzo Castriota (XV sec.), appartenuto alla nobile famiglia albanese Castriota Scanderbeg. Sulla piazzetta si trova una fontana con due mascheroni settecenteschi, da cui, risalendo alcune rampe, si apre il piccolo largo su cui si affaccia la Chiesa di Santa Maria Maggiore (fine IX sec.). Se ci si inoltra verso la montagna la strada si restringe, e si imbocca la Valle dei Mulini o delle Ferriere, interessante per la bellezza del paesaggio e per alcuni esempi di archeologia industriale: i resti delle antiche cartiere, di una ferriera e di una vecchia centrale elettrica. Precedono Via delle Cartiere, alcune fabbriche, i resti antico mulino e in una delle cartiere abbandonate, il Museo della carta. Sulla stessa via si trova il piccolo ma interessantissimo Museo della civiltà contadina. Il quartiere Vagliendola è situato nella zona occidentale della città e si estende dalle case a ridosso di Piazza Duomo fino all'albergo dei Cappuccini.
Festa Patronale : S. Andrea
Eventi e manifestazioni
·        Discesa della Stella Cometa dal Monte Tabor (6 gennaio)
·        Festa di San Giuseppe con processione che si ferma alla piazzetta dei Dogi, dove viene acceso un falò (19 marzo)
·        Festa di Sant'Antonio. La statua viene portata in processione dal Convento di San Francesco, fino alla spiaggia di Atrani dove la statua viene imbarcata, con al seguito le barche dei pescatori. Viene portata fino al porto di Amalfi da dove poi torna alla Chiesa di Sant'Antonio (13 giugno)
·        Il 27 giugno si commemora un miracolo compiuto da S.Andrea, nel 1544. Il busto dell'Apostolo, una scultura d'argento del barocco napoletano, detta "o' viecchio", il vecchio, viene portata in processione per le strade della città da uomini vestiti di bianco. Giunta sulla spiaggia, i pescatori la prendono, la portano, salendo di corsa, sulla lunga scalinata del Duomo, e lasciano offerte di pesce fresco. In serata, si tiene uno spettacolo di fuochi d'artificio.
Ogni quattro anni (terza domenica di giugno) si svolge la Regata storica, a turno con le altreRepubbliche marinare (Genova, Pisa e Venezia). Ognuna delle quattro città rievoca un momento saliente della sua storia. Il corteo storico, in costumi medioevali, parte dalla Chiesa di San Salvatore de Birecto ad Atrani, e giunge al piazzale Flavio Gioia, da cui si può assistere alla regata.
La gara si svolge su un percorso di 2000 metri. A Pisa si tiene sulle acque dell'Arno, a Genova e ad Amalfi in mare aperto e a Venezia nella laguna.
A settembre si celebra la sagra del limone della costiera, caratterizzato dalla buccia spessa detta pane, che è un ingrediente base per i dolci e per il limoncello, liquore di antica produzione casalinga, originario di queste zone.
Il Natale è caratterizzato dall'allestimento dei presepi. Vengono collocati anche nelle grotte e nelle fontane. Caratteristico è quello nella Grotta dello Smeraldo a Conca dei Marini, che per l'occasione diviene meta d una processione subacquea.
·        Discesa della stella cometa dal Monte Tabor (24 dicembre)
Spettacolo di fuochi pirotecnici per il nuovo anno e cantata delle nenie (31 dicembre)
·         La notte di Capodanno è animata da gruppi folkloristici ed è illuminata da fuochi d'artificio.
Sindaco Antonio DE LUCA
Prodotti tipici
Il limoncello, i limoni , la carta (Museo della Carta a mano di Amalfi costituito da un'antica cartiera e da una biblioteca con circa 3.000 testi sulle origini della carta.

giovedì 23 settembre 2010

Paestum

Capaccio e Paestum

Cenni Storici
Le origini di Capaccio si perdono nella notte dei tempi: l’antica Capaccio, Caput aquis, sorgeva ai piedi del monte Cathena o Calpazio, nei luoghi dove Crasso vinse l'armata ribelle di Spartaco, e di essa ne parla già Plutarco. Un antico documento, databile 1051, riferisce di un nuovo centro abitato, Capaccio nuova, sorto ad est del monte Calpazio. Dal 1230 il castello di Capaccio fu sotto la diretta di dipendenza imperiale. Capaccio passò poi sotto il controllo dei Sanseverino, che parteciparono alla nota congiura contro Federico II meritando anche l'assedio di Capaccio che, dopo quattro mesi, fu espugnata. Nel 1578 il feudo di Capaccio fu venduto a Cesare d’Avalos d’Aragona che, nel 1594, vendette Capaccio ed Altavilla a Nicola Grimaldi, dei principi di Monaco. A partire dal 1636, il feudo passò alla famiglia Doria, sotto il cui dominio rimase fino all’abolizione della feudalità. Di pari complessità è anche la storia di Paestum, la principale frazione di Capaccio che si presenta con un assetto urbanistico sufficientemente autonomo. La città fu fondata con il nome di Poseidonia sul finire del VII secolo a.C. da coloni greci di Sibari e, grazie alla sue intense attività commerciali, presto raggiunse grande floridezza, come attestato dal notevole patrimonio archeologico. Verso il 400 a.C. Paestum venne conquistata dai Lucani e poi nel 273 divenne colonia romana con il nome di Paestum. Passata sotto l'egida di Roma, la città si abbellì ulteriormente, furono edificati altri edifici, come le terme, il portico del Foro, l'anfiteatro, conservando la sua importanza commerciale fino al tardo Impero. Nell'alto Medioevo iniziò la decadenza a causa delle alluvioni e della malaria e nel IX secolo, sotto le incursioni dei Saraceni, venne abbandonata dai pochi abitanti: fino al '700 il grande centro rimase nascosto e dimenticato tra boscaglie e paludi.
Distanze chilometriche
da Salerno 45 km, da Napoli 104 km, da Roma 315 km
Come si raggiunge
In auto:
dista circa 20 Km l'Autostrada A3, con uscita al casello di Battipaglia. Inoltre è raggiungibile mediante la Strada Statale n.18 fino a Capaccio Scalo ed infine mediante la Strada Provinciale n.13.
In treno:
La stazione più vicina è quella di Paestum, sulla linea Roma-Reggio Calabria.
In autobus:
Autolinee private collegano il paese con Salerno e Napoli
In aereo:
Aeroporto di Capodichino (Napoli)
Cosa visitare
Parco Archeologico di Paestum. Protetti da 5 km di cinta muraria pentagonale, si ergono gli imponenti templi dorici, risalenti al VI e V sec. a.C.: la Basilica di Hera; il tempio di Nettuno o Poseidon e il tempio di Cerere. La Basilica è il più antico dei templi di Paestum: si alza solenne, con le colonne doriche del porticato, orientato a est. L'esempio più classico e perfetto del tempio dorico del mondo greco è il Tempio di Nettuno. All'estremità settentrionale della zona sacra sorge il Tempio di Cerere, dedicato ad Athena. Gli scavi riguardano una vasta area della città con altri grandiosi edifici come le terme, il portico del foro, l'anfiteatro.
Museo Archeologico Nazionale
Il museo raccoglie impareggiabili reperti provenienti dalla città e dal territorio di Poseidonia-Paestum: dalle suppellettili preistoriche ai corredi funerari, dai resti architettonici e scultorei alle terrecotte e a tutto il materiale rinvenuto negli scavi. Una parte del museo è dedicata alle sculture del santuario di Hera, come il famoso ciclo di metope dell'Heraion di Foce Sele, che costituivano il fregio del Thesauros. Da ammirare sono una statua seduta di Zeus (VI sec. a.C.), un grande busto fittile femminile, privo di testa, della fine del VI sec. a.C., anfore e hydrie in bronzo della metà del VI sec. a.C. Di straordinario interesse sono le lastre dipinte provenienti da alcune delle oltre 120 tombe finora rinvenute, tra cui la più celebre è decisamente la tomba dipinta del tuffatore del 480 a.C., ed il ciclo delle tombe dipinte di epoca lucana.
Festa Patronale
San Vito, 15 giugno
Eventi e manifestazioni
Carnevale capaccese, Festa del Carciofo, Spettacoli teatrali, musicali e di danza nel periodo estivo nella Zona Archeologica di Paestum
Sindaco Pasquale MARINO
Prodotti tipici Carciofo e fragola.